“La disabilita’ e’ da dove partiamo, la Recovery e’ la nostra destinazione e la Riabilitazione la strada che percorriamo” (R.P. Liberman, 2008)

Per introdurre il concetto di Recovery è importante accennare alla Riabilitazione Psichiatrica, cioè l’insieme di interventi mirati a migliorare il funzionamento globale di persone con disabilità psichiche e intellettive; è quindi un approccio atto a favorire i percorsi di Recovery dalla malattia mentale grave.
La Recovery viene definita un processo di cambiamento attraverso cui l’individuo migliora la propria salute e benessere, vive in modo “self-directed” e si impegna a vivere al meglio delle proprie potenzialità. Nel suo articolo Recovery. Una nuova frontiera per il concetto di salute mentale Mario Serrano la definisce come Recovery.

Per parlare di Recovery si devono aspettare gli anni 80. Infatti nel periodo di massima egemonia del modello manicomiale, il sistema appariva rigido e dualistico, quindi la Salute da una parte e la Malattia dall’altra, dove la salute mentale coincideva con la totale assenza di malattia e l’unica guarigione possibile era quella con restitutio ad integrum.
Negli anni 70-80 ricerche condotte su pazienti con schizofrenia hanno dimostrato che la malattia mentale può evolvere positivamente fino ad arrivare alla guarigione, il che non significa tornare ad essere come si era prima della malattia (restitutio ad integram), ma elaborare ed attuare nuovi comportamenti per condurre una vita soddisfacente e produttiva. Il focus si sposta quindi dal disturbo alla persona.
Un contributo importante alla nascita del concetto di Recovery è stato dato anche dalla diffusione in quegli stessi anni di movimenti socio-politici per la difesa dei diritti delle persone con disabilità psichiatrica e l’emissione di normative finalizzate al superamento dell’emarginazione e dell’incuria in cui queste persone vivevano (Legge Basaglia del 1978).

La letteratura sulla Recovery inizia quindi ad essere abbondante tanto da identificare diversi elementi comuni ai vari percorsi, tra cui la ripresa di aspettative sul futuro, il superamento della negazione della malattia, l’accettazione della nuova condizione, il coinvolgimento, l’atteggiamento attivo, la rivendicazione di un senso di sé positivo, riconoscendo inoltre due approcci fondamentali per l’attuazione della Recovery, quali il recupero di abilità sociali e la riduzione dello stigma.
E’ quindi necessario che vi siano un buon sistema dei servizi che metta i bisogni degli utenti al centro del progetto e che miri alla creazione di un rapporto di partnership tra gli operatori e gli utenti e un personale ben preparato e formato che miri all’incoraggiamento all’autonomia e all’empowerment del paziente. Indispensabili diventano anche le strutture per attività riabilitative in regime residenziale e le associazioni che si occupano di accogliere utenti con disabilità intellettiva e psichica e di svolgere un lavoro di riabilitazione psico-sociale. Di questo si occupa da oltre oltre 20 anni l’Associazione L’Alba, che offre uno spazio condiviso, aperto a tutti in cui ci sia un reale abbattimento dello stigma, avvalendosi delle proprie risorse e di quelle degli operatori e dei volontari per stabilire una relazione di aiuto verso coloro che hanno bisogno.

Anna Ghignola
Tirocinante corso di Laurea in Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica, Università di Pisa.