“Che cosa è la forza riparatrice?”

Questo è ciò che ci siamo domandati e a cui abbiamo cercato di dare una risposta, attraverso le attività di disegno durante il laboratorio di Arti Plastiche in Libertà, nella mattinata di lunedì 9 novembre.

Il laboratorio è uno strumento di riabilitazione psico-sociale, è rivolto a tutti i ragazzi che frequentano l’associazione e nasce dalla la collaborazione tra arteterapeuti, facilitatori sociali, volontari e tirocinanti. Le attività rappresentano un’occasione, per i partecipanti, di esprimere sé stessi dando spazio alla creatività e superando l’ostacolo dovuto al disagio mentale. La condivisione del proprio lavoro permette di rafforzare l’autostima e la socializzazione.

Il tema del giorno per il laboratorio è stato presentato al gruppo dall’operatrice partendo dalla lettura di un piccolo brano dal titolo “La forza riparatrice della chiocciola”. Alcuni membri del gruppo si sono alternati nella lettura ad alta voce del testo, cercando di superare anche l’ostacolo della mascherina, in modo tale da permettere a tutti gli altri di comprendere ciò che veniva letto.

Una volta terminata la lettura, è stata fatta una breve riflessione sul significato del verbo “riparare”. Per semplificare la comprensione è stato proposto un confronto tra due termini: riparare e sostituire. Le due parole sono state ricondotte alla terminologia quotidiana “quando una cosa si ripara? E quando invece la si sostituisce?” in modo tale da far emergere, tra i partecipanti, idee ed esempi pratici, come ad esempio un osso rotto che si ripara mettendo il gesso, la rabbia che scompare dopo aver chiarito e come un qualsia oggetto che si rompe viene comprato nuovo.
“Riparare” significa dunque lavorare su un qualcosa che è danneggiato senza sostituirlo.

Il testo si riferiva alla chiocciola, come un esempio di forza riparatrice, poiché questa riesce a ricostruire il proprio guscio da sola producendo una sostanza che le consente di riparare le ferite e le fessure a seguito di un danneggiamento. Questa capacità di ricostruire parte del proprio corpo, a seguito di un trauma, è paragonabile alla resilienza dell’essere umano che nonostante l’esposizione a pericoli e condizioni difficili riesce a mettere in atto un adattamento positivo per fronteggiare la situazione e mantenere un’integrità personale. Naturalmente in entrambi i casi si tratta di un processo che avviene lentamente, la guarigione sia fisica che mentale richiede tempo.

L’attività di disegno proposta chiedeva di ricalcare sul foglio la figura di una chiocciola precedentemente disegnata.
L’immagine di partenza era uguale per tutti: una chiocciola dal guscio a spirale decorato con dei mandala.
Fin da subito è stato chiaro che ognuno avrebbe interpretato a modo proprio il lavoro. C’è stata molta libertà di riproduzione, alcuni infatti hanno colorato solamente il contorno del disegno, altri si sono concentrati sulla parte interna e altri ancora hanno colorato tutte le varie parti, utilizzando sempre molti colori, forme e decorazioni diverse. Da ogni disegno è emerso lo stile di ognuno ed è questo che ha contraddistinto il lavoro, sottolineando come pur partendo da un unico lavoro si possono ottenere risultati diversi. Il tutto può essere ricondotto al concetto di come gli individui sono uguali in quanto essere umani, ma al tempo stesso diversi nelle proprie caratteristiche personali.

Dalla condivisione finale è emerso che la forza riparatrice esiste dentro tutti noi e riguarda sia la componente fisica che quella mentale. Si è riflettuto sul fatto che le esperienze e le condizioni negative, sia temporanee che persistenti, che caratterizzano la vita di ognuno, sono normali ma possono essere superate. La tristezza e la rabbia, ad esempio, non sono emozioni che durano per sempre , ma sono temporanee, i problemi possono essere superati.

Oltre alla forza della chiocciola si è lavorato sul concetto di calma, sul fare le cose lentamente, sull’avere pazienza e non avere furia di arrivare subito al risultato.

Questa è stata la prima attività a cui ho partecipato come tirocinante, da studentessa di psicologia, mi sono trovata immersa in una dimensione colorata e allegra nonostante la situazione difficile che stiamo vivendo. Questo tema mi ha permesso di riflettere sull’unicità di ognuno, molto spesso dimenticata per ricercare un’immagine comune in cui identificarsi. Nel corso dei miei studi mi sono trovata a trattare l’arte terapia, ma non avevo mai avuto occasione di vederla applicata e nonostante si sia trattato principalmente di disegno è stato comunque molto interessante vedere come ogni persona si esprime e prova emozioni diverse attraverso una semplice matita e come una semplice attività come il disegnare possa ridurre lo stress e liberare la mente dai pensieri intrusivi.