Nel 1948, l’OMS definisce la salute come “completo stato di benessere fisico, psichico e sociale” (Cfr. Glossario O.M.S. della Promozione della Salute), superando quindi il dilemma cartesiano  secondo  il quale  mente e corpo  sarebbero due entità distinte, non collegabili.

La definizione dell’OMS “getta  anche le basi” alla moderna promozione della salute, secondo la quale la maggior parte dei disturbi avrebbe una eziopatogenesi biopsicosociale  e la salute sarebbe intesa come  benessere derivante da una corretta prevenzione, ma anche come convivenza serena con la malattia quando essa è cronica.

Le relazioni sociali positive, sono da sempre considerate come predittive di una buona salute psicologica e fisica, infatti studi recenti  dimostrano come il supporto sociale sia collegato ad una più bassa percentuale di morbilità e mortalità (D. Cavanna, F. Bizzi, S. Charpentier-Mora, 2015).

Di contro l’isolamento è uno dei fattori di rischio più associati al suicidio (Raffaella Calati, Chiara Ferrari, Marie Brittner, Osmano Oasi, Emilie Olié, André F. Carvalho, Philippe Courtet,  2019). Uno studio condotto in Asia su tossicodipendenti adolescenti, sottolinea come le femmine, soffrirebbero di livelli più alti di depressione e solitudine (Q. Cao, L. Liu – 2019). Nell’articolo “Social relationships, inflammation markers, and breast cancer incidence in the Women’s Health Initiative” (E. L. Busch, E. A. Whitsel, C. H. Kroenke, Y. C. Yang, 2018) gli autori trovano una correlazione positiva tra la tensione sociale, gli indici di infiammazione e lo sviluppo di carcinoma mammario in situ, anche se concludono che con ogni probabilità, sono coinvolti nell’eziopatogenesi del cancro, anche altri fattori.

Per quanto riguarda la salute mentale se  il paziente psichiatrico tenderebbe spesso ad isolarsi, è anche vero che imparare a relazionarsi correttamente è importante per lo stesso, al fine di  migliorare la qualità della vita.

Nel tempo, i gruppi di auto-mutuo-aiuto, se accompagnati da relazioni  terapeutiche efficaci, si sono dimostrati utili nell’alleviare quell’isolamento sociale che la malattia mentale porta con sé ed hanno prodotto dei miglioramenti (si pensi agli alcolisti anonimi) anche sui disturbi stessi.

Studi moderni confermano  questa ipotesi, infatti  R. C. Hsiung , nell’articolo The best of both worlds: An online self-help group hosted by a mental health professional  (R. C. Hsiung, 2000) dimostra l’importanza di un gruppo di auto-aiuto online supportato da dei professionisti: secondo l’autore, l’empowerment generato dall’auto-aiuto, verrebbe potenziato dalla leadership del terapeuta.

Un altro studio del 2011 (J. Repper, T. Carter, 2011) conferma l’importanza dell’auto-aiuto: secondo gli autori infatti, i PSW (“Peer support worker”, qualifica analoga al facilitatore sociale) possono potenzialmente guidare attraverso cambiamenti focalizzati sulla recovery nei servizi.

Gli interventi di auto-aiuto, sono stati studiati anche sulla salute, sulla finanza e sull’agricoltura in Asia meridionale e Africa sub-Sahariana;  alcuni autori (M. K. Gugerty, P. Biscaye, C. Leigh Anderson, 2019) trovano che questo tipo di interventi, sono generalmente positivi, anche se i risultati non sono generalizzabili.

I gruppi di auto-aiuto online si sono dimostrati utili anche nei confronti di pazienti costretti ad affrontare problemi di salute gravi come il cancro alla mammella (K. Namkoong, D. V. Shah, D. H. Gustafson, 2017).

La logica è quella del confronto tra pari, che spinge la persona al self empowerment e  al miglioramento delle life skills, condividendo bisogni, ostacoli da superare e momenti critici con i suoi simili, imparando anche dal loro esempio.

La differenza tra una relazione tra pari ed una terapeutica, consiste proprio nella simmetria esplicita e nella possibilità di condividere luoghi e tempi  anche al di là del contesto di cura.

Durante questo tempo di pandemia, il problema della salute mentale assume particolare rilevanza, infatti alcuni autori hanno dimostrato come i sintomi psichiatrici siano in aumento, tanto da consigliare ai vari paesi l’utilizzo di risorse ulteriori per fronteggiare l’emergenza  (V. M. Castro, R. H. Perlis, 2020) ed altri hanno invece sottolineato un insolito incremento di diagnosi di schizofrenia nella fascia di eta’ tra 39 e 50 anni, periodo in cui il Coronavirus sarebbe più letale ( W. Hu, L. Su, J. Qiao, J. Zhu, Y. Zhou, 2020).

Un’attenzione particolare, andrebbe rivolta al personale medico e infermieristico, costretto a turni estenuanti , al fine di evitare la “sindrome da burnout”: a tal proposito, una ricerca condotta nel 2016 (J. S. Kim, J. S. Choi, 2016) dimostra come il potenziamento delle capacità di resilienza potrebbe aiutare gli operatori.

Le relazioni, durante questi mesi di pandemia, sono fortemente “messe a dura prova” dai decreti, che al fine di evitare ulteriori contagi, impongono la quarantena.

Questo purtroppo, potrebbe avere delle ripercussioni sulla salute psicofisica: in primo luogo chi già soffre un disagio è costretto ad isolarsi, a tornare vittima di dinamiche famigliari tossiche (si pensi alle donne e ai figli vittime di violenza) e le condizioni psichiatriche preesistenti, potrebbero subire peggioramenti anche gravi.

In questo contesto difficile per tutti potrebbe essere fondamentale, per chi vive una condizione di difficoltà preesistente e cronica, mantenere i contatti telefonici con i propri curanti, ma anche coltivare le relazioni umane già considerate come proficue.

La tecnologia odierna è un supporto non indifferente, poiché permette videochiamate singole o di gruppo, le quali consentono alle persone di cogliere tutti gli aspetti non verbali e paraverbali tipici della comunicazione, ma che vengono necessariamente omessi nelle “normali” telefonate.

Tramite il supporto tra pari infatti, si può combattere la solitudine percependo quella rete invisibile di persone esistenti,  ognuna con la propria esperienza interiore, ma che si può “connettere” agli altri con un sorriso, un pensiero, una parola di incoraggiamento, un esempio di vita concreto. Può essere così potenziato il self-empowerment e possono essere apprese nuove strategie di coping che permettono di far fronte nel migliore dei modi ad emozioni forti come paura, rabbia o tristezza, mentre l’appuntamento telefonico, potrebbe aiutare una persona depressa a mantenere un impegno verso se stesso  e gli altri membri del gruppo.

I gruppi di auto-aiuto, possono  essere importanti anche per apprendere l’assertività e un corretto modo di relazionarsi durante un periodo difficile per tutti; un recente studio condotto su pazienti con tumore al seno metastatico, ma probabilmente estendibile alla popolazione generale, dimostrai infatti  come la gratitudine verso gli amici sia predittiva di un buon supporto sociale (S. B. Algoe, A. L. Stanton, 2012).

I gruppi di auto-aiuto, possono dimostrarsi utili anche  nel divulgare tra i partecipanti, tecniche e pratiche utili finalizzate a fronteggiare le difficoltà presenti e future, come la meditazione , che aiuta a concentrarsi sul momento presente, evitando la preoccupazione per ciò che non possiamo controllare.

Un’attenzione a parte può essere dedicata alla spiritualità, tanto ritenuta importante per i primi gruppi di auto-aiuto condotti dagli alcolisti anonimi, che ai giorni nostri può essere ricondotta ad un generale “ritrovarsi” o capire il senso della nostra esistenza anche nelle situazioni più difficili;

Cavanna,Bizzi e Charpentier-Mora (D Cavanna, F Bizzi, S Charpentier-Mora, 2016) infatti, evidenziano come la spiritualità, al contrario della religiosità, sia positivamente correlata con tratti minori di ansia e depressione.

La letteratura e l’esperienza dimostrano l’importanza delle relazioni tra pari come prevenzione primaria, ma anche e soprattutto durante i momenti di difficoltà tra le persone già sofferenti di disagi cronici, perché solo insieme potremo vincere, evitando il sorgere di altre emergenze nell’emergenza Coronavirus.

 

BIBLIOGRAFIA

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